Ante la falta de una legislación comunitaria, cada país ha optado por un sistema propio para conceder la nacionalidad. Haciendo una comparación entre España e Italia:

– Italia.
El Gobierno italiano ha aprobado hace poco el decreto-ley que regula el permiso de residencia por puntos. Obliga a los inmigrantes que quieran residir legalmente en el país a superar diversas pruebas y exámenes y a ser evaluados cada dos años. El «pacto de integración» exige superar cursos de lengua italiana, Constitución y reglas cívicas, además de cumplir diversos deberes, entre ellos escolarizar a los hijos y tener al día el pago de impuestos.

Si plasman esos cuatro requisitos, los inmigrantes tendrán los 30 puntos necesarios para acceder al permiso. Si no, tendrán un año para recuperar. Pero si continúan suspendiendo, serán expulsados. Los aspirantes perderán puntos si infringen el Código Penal, si no acreditan un contrato de alquiler en una vivienda digna (con determinados metros cuadrados y condiciones de higiene) o si no retiran la tarjeta sanitaria de la Seguridad Social. Se exige nivel de idioma, equivalente al C1 (ser prácticamente bilingüe) para trabajar en según qué campos. La nacionalidad se consigue después de 10 años de residencia continuada en Italia.

– España.
Los trabajadores extranjeros no firman ningún contrato de integración, como el que existe en Francia, aunque el PP es partidario de introducirlo. En Valencia, se aprobó en noviembre de 2008 una ley de inmigración que prevé cursos de compromiso de integración, pero son voluntarios y sólo sirven para documentar la solicitud de ciudadanía. Para obtener la nacionalidad, los extranjeros con permiso de residencia deben esperar entre uno y cinco años (según su procedencia y situación familiar) para solicitarla. Tras demostrar buena conducta cívica y un «suficiente grado de integración», el paso final es el juramento de la Constitución. No se exige examen de idioma español.
¿Comentarios/conclusiones al respecto? ¡Pues que España es bastante más permisiva que otros países!

IT
DOPPIA CITTADINANZA
Di fronte a la mancanza di una legislazione comunitaria, ogni Stato ha un sistema proprio per concedere la cittadinanza. Paragonando Spagna e Italia:

– Italia.
Il Governo italiano ha approvato poco tempo fa il decreto-legge che regola il permesso di soggiorno a punti. Gli immigrati che desiderano risiedere legalmente nel paese sono obbligati a superare diverse prove ed esami, oltre ad essere rivalutati ogni due anni. Con il “patto di integrazione” si devono superare corsi di lingua italiana, Costituzione e regole civiche. Inoltre c’è il dovere di iscrivere i figli a scuola ed essere a posto con le tasse.
Se avranno questi requisiti, gli immigrati riceveranno i 30 punti necessari per accedere al permesso di soggiorno. Altrimenti, avranno un anno a disposizione per recuperare. Ma se verranno ancora bocciati, saranno espulsi. Gli aspiranti perderanno i punti se infrangeranno il Codice Penale, se non dimostreranno di avere un contratto regolare di affitto in una locazione adeguata (con determinati metri quadrati e condizioni igieniche), oppure se non ritireranno la tessera sanitaria. Viene richiesto livello di lingua equivalente al C1 (essere praticamente bilingue) per lavorare dipendendo da che settore. La cittadinanza si ottiene dopo 10 anni di residenza continuativa in Italia.

-Spagna.
I lavoratori stranieri non firmano alcun contratto di integrazione come quello che esiste in Francia, anche se il PP vorrebbe introdurlo. A Valencia è stata approvata nel novembre 2008 una legge di immigrazione che prevede corsi di impegno alla integrazione, ma sono volontari e servono soltanto a documentare la richiesta di residenza. Per ottenere la cittadinanza, gli stranieri con permesso di soggiorno devono aspettare tra uno e cinque anni (secondo la provenienza e la situazione famigliare) per fare richiesta. Dopo aver dimostrato buona condotta civica e un “grado sufficiente di integrazione”, il passo finale è il giuramento della Costituzione. Non si chiede livello di lingua spagnola.
Commenti/conclusioni a riguardo? Sembra che la Spagna sia molto più permissiva degli altri Paesi!

Deja una respuesta

Tu dirección de correo electrónico no será publicada. Los campos obligatorios están marcados con *

Este sitio usa Akismet para reducir el spam. Aprende cómo se procesan los datos de tus comentarios.